FIORELLIL MIMMO pittore - scultore pugliese

Cerca nel sito

Vai ai contenuti

Miti-leggende

Info arte

Miti e Leggende
Piatti in ceramicaPannelli in ceramicaOpere ad OlioOpere a PastelloOpere a Tecnica MistaNuove Opere - CLASSICHENuove Opere - INTERFERENZEAbbazia Madonna della Scala NociCurriculum artisticoPosta

MIMMO FIORELLI | Info : tel.0804977782 | cel.3356733184 | e.mail: vittorio.fiorelli@unile.it | Via Gioia ZONA B/18/B Noci (BARI)

N.B. Durante la visualizzazione l'orientamento delle opere potrebbe essere invertito rispetto all'originale per ragioni di copyright. Richiedi Info o una copia dell'opera via e-mail : vittorio.fiorelli@unile.it o Skype: vittfeder

"Mimmo Fiorelli e la Puglia" luoghi, miti e leggende

Mimmo Fiorelli sbarra con la diga della surrealità il racconto della propria terra: ripescando nelle leggende popolari con un sapore di erotismo del resto assai raffinato; Fiorelli dipinge con misura tonale e squisito senso della forma storie sacre e pagane, interpretate con molta fantasia. La sua è una interpretazione complessa piena di suggestioni, di una Puglia pienamente letteraria, di buona scuola.

Raffaele De Grada (tratto da "MIMMO FIORELLI e la Puglia" luoghi, miti e leggende - a cura del Comune di Noci assessorato p.i. cultura sport turismo - edito dalla Bompianti S.p.a.)

U MONACIDD: il folletto dispettoso che si diverte ad annodare i capelli delle dormienti, è una sorta di rivisitazione di certa pittura fantastica alla Fussli.

Al versante più propriamente contadino della magia appartiene la credenza del monachicchio, lo spirito folletto dalla doppia natura angelica e selvatica, che entrerebbe nelle case per dispensare ricchezze o fare dispetti. E' una credenza che ha origini antichissime ed è genericamente meridionale (di origine napoletana) ma ben radicata in Puglia. Qui il folletto assume denominazioni diverse da "monacidd" a "jure" a "scazzamuridd", con qualche variante a seconda dell'area geografica.
Il problema, studiato da Bronzini nella sua indagine sulla realtà contadina lucana, ha come fondamento la naturalr tendenz alla magia del mondo contadino, per la capacità di attribuire realtà all'invusibile. Così l'aria sarebbe popolata di spiriti, buoni e maligni, capaci di influire sulle vicende umane. Nella versione cristianizzata i monachicchi non sarebbero altro che i bambini morti senza battesimo, con una frequente contaminazione tra tendenze animistiche e culto religioso.
E' proprio quest'apparente contraddizione tra superstizione e tradizione religiosa che viene sottolineata nel quadro di Fiorelli, dove il "monacidd", raffigurato come un genietto di tradizione nordica, si materializza in una immagine a metà tra sogno e realtà, facendo da contrappunto all'icona del Cristo, testimonianza di devozione cristiana. Ma la contraddizione è appunto solo apparente se si pensa che il cattolicesimo meridionale è pervasi di accentuazione magiche e che la credenza stessa nell'invisibile viene ultilizzata per le figure divine.
L'uso da parte del Fiorelli di un segno pittorico sottile e a volte quasi raffinato, in una penombra rischiarata da lampi di luce, contribuisce a rendere questa dimensione, in bilico tra sogno e realtà, superstizione e fede.

LA CAVALCATA DELLE MALEFEMMINE: una sorta di punizione che veniva inflitta alle adultere e alle donne di costumi poco ortodossi. Esse venivano legate su scrofe in calore e accompagnate da una folla di concittadini, in segno di scherno fino ad un luogo occupato dai verri.

L'episodio richiama il mondo medievale, cui probabilmente appartiene, in diversi aspetti popolare: nella compresenza, ad esempio, tra patetico ed umoristico, grottesco e satirico, burlesco e giocoso e nella sintesi non risolta di moralismo religioso e spirito osceno e beffardo.
Fiorelli coglie soprattutto quest'ultima implicazione e organizza la scena all'interno di riquadrature sovrapposte in cui sono racchiusi gli elementi principali del racconto. Al centro grandeggia la rappresentazione di una donna semivestica sulla scrofa, con lo sfondo dei trulli locali e una cornice di uomini travestiti da maiali. In questo caso la dimensione teatrale è apertamente esplicitata dalla prensenza del tema, ricco di rimandi interpretativi, dell'uomo-maschera. Esso implica ulteriormente con la visualizzazione della metafora verbale scrofa-verro uguale lussuria.

MORTE DI ETTORE FIERAMOSCA: è costruito sul doppio versante della corsa e della statica ammucchiata di grovigli: rottami dell'esistenza di chi fu celebrato Cavaliere: e giustamente un lampo, sulla destra del quadro sbianca la parete di pittura altrimenti immersa dentro l'angoscia della notte-morte.

Su Ettore Fieramosca, il celebre protagonista della Disfida di Barletta assunto come simbolo di eroico valore e di senso patriottico, sono fioriti nel tempo numerosi racconti volti ad immergerne la figura in un alone mitico.
Fiorelli recupera la curiosa versione della sua morte: l'eroe di sarebbe suicidato per amore, dopo la morte dell'amata Ginevra, scagliandosi col suo cavallo dalla scogliera garganica in una notte tempestosa.
Il pittore rappresenta la leggenda pugliese in due distinti momenti, lo slanciarsi del protagonista da una rupe e il ritrovamento del suo corpo, quasi in omaggio alla temporalità simultanea dei quadri medievali. Con la consueta vena narrativa, egli indugia sui particolari delle scene, cercando di esprimerne il più possibile il senso con gli strumenti a sua disposizione. Così nella parte superiore gli suqarci luminosi che irrompono nel cielo e l'accentuato contrasto tra luce ed ombra, sottolineano la foga drammatica del folle gesto, mentre il registro inferiore è avvolto in una dimensione fangosa in cui i resti metallici dell'audace condottiero emergono ironicamente tra relitti e rifiuti.

IL CAMPANILE DI SOLETO: viene affrontato il problema del confronto tra referente storico e interpretazione magica, tra verità scientifica e superstizione.

Il campanile, costruito intorno alla II metà del 300 da Francesco Colaci di Surbo agli ordini di Raimondello Orsini, viene attribuito all'opera magica del concittadino Matteo Tafuri, mago ma anche filosofo, poeta, matematico e medico.
Con una vivace narrativa Fiorelli descrive il momento finale della leggenda, quando Tafuri, che aveva chiamato a raccolta un esercito di streghe, demoni e altri spiriti infernali perchè lo aiutassero in una sola notte a compiere l'impresa, assiste alla loro fuga all'apparire dell'alba senza poter impedire che due diavoli ritardatari rimangono pietrificati agli angoli del campanile. L'impianto geometrico dell'impalcatura in primo piano costituisce una griglia razionale che fa da supporto allo svolgersi della scena, la quale ruota attorno alla figura del Tafuri. Parallelamenta la tecnica ad olio utilizza con chiarezza quasi disegnativa, scandisce le forme con puntualità descrittiva. L'atmosfera magica è suggerita dal gioco tra luce ed ombra e dal particolare taglio compositivo.

LA FANCIULLA DI SAVA: l'isola a cui si fa riferimento, localizzata al largo della spiaggia di Sava, verrebbe chiamata "della fanciulla" perchè in essa sarebbe vissuta come eremita, prima di morire miseramente, una giovane sposa buttatasi in mare il giorno delle sue nozze alla vista del marito agonizzante per il morso di una tarantola.

Viene sfiorato in questa leggenda un aspetto molto interessante del repertorio magico-popolaresco pugliese (soprattutto in area salentina), quello del tarantolismo. Sotto questo termine in reltà si celavano casi di crisi isteriche e di esperienze allucinatorie che la fantasia mitica attribuiva al morso di un ragno velenoso. La cura avveniva mediante l'uso di determinati ritmi musicali che provocavano un eccesso di agitazione motoria e per rimuovere il blocco psichico originavano una danza saltellante della durata di tre giorni.
Il problema comunque non viene affrontato da Fiorelli, che della leggenda salentina coglie l'aspetto più intimo, il dramma della giovane sposa.
Anche in quest'opera l'immagine viene scandita da un incrocio geometrico di linee verticali e orizzontali che definiscono due scene distinte: in alto la sposa mentre si cala nel mare avvolta dal velo nuziale di cui sottilissime pennellate suggeriscono le trasparenze; in basso la tavola imbandita su cui poggia la causa indiretta della tragedia, quel melograno, simbolo augurale, che lo sposo era andato a cogliere poco prima di essere morso. Il tutto è reso con un evidenza descrittiva accurata e nello stesso tempo così essenziale che tende a sconfinare nel suo contrario, in un'indefinezione misterica che sottolinea l'approccio ad un patrimonio fantastico spesso non sufficientemente preso in considerazione.

DIOMEDE E CALCANTE: L'incontro tra loro due è reso con dovizia di fantasia surreale, alla Dalì: tra il vuoto e il pieno, tra il fantasma e la empirica figura, ecco un duetto sacrale inaugurare lo scenario del mito riportato in evocazione, e scandire, con il suo ritmo dialogico il senso del pieno e del vuoto di una cultura che è pittura di fantasia melanconica.

Calcante, tra mito e leggenda, è una figura incorporea avvolta in un drappo senza peso nè volto, a cui Diomede, coperto dalla pelle nera di un montone secondo il rituale sacrificale, fa da contrappunto oscuro. L'impressione generale è di tipo scenografico, come se si trattasse di una messa in scena del passato, scandita da un traliccio geometrico (fattore costante di razionalità compositiva) e da drappeggi su fondo: quasi a sottolineare il distacco critico nei confronti di un mito ormai lontano.

LA MORTE DI DIOMEDE: in cui la leggenda della trasformazione dei soldati di Diomede in uccelli è resa nella circolarità attorno al lume, del soldato riposto in sonno e dei suoi incubi materializzati resi in "uccello fantastico che sta per prendere forma". La figura della Donna/Diomede in stato melanconico e il lume è il rimando al celebre Maddalena con lampada al Louvre, di Georges De La Tour.

Diomede, il leggendario eroe greco colonizzatore della costa garganica, il cui culto si pone in singolare continuità con quelli successivi di S.Michele Arcangelo e di Padre Pio. La dimensione onirica è maggiormente sottolineata dall'atmosfera notturna, in cui la penombra è rischiarata solo da una piccola fiaccola centrale. Alla ritrosia di Drionide, la giovane sposa figlia di Dauno, raffigurata in una posa che ricorda le illustrazioni vascolari greche di episodi tragici, fa da cornice con forme arabescate il processo di metamorfosi dei soldati dell'eroe, che secondo la leggenda si trasformarono in uccelli per meglio vegliare sul suo corpo.

TRE MAGGIO, IL "PASSA-PASSA": L'interesse per il mescolamento tra sacro e profano, colti in una dimensione affettuosa di devozionalità popolare è anche alla base della rappresentazione del rito dei bambini ernioni, legato al culto nocese per la Madonna della Croce.

In occasione del 3 maggio, festa della Madonna, fin dagli inizi del secolo (ma con propaggini rituali ancora oggi), i bambini malati di ernia o di epilessia venivano portati nel bosco vicino al santuario e fatti passare attraverso uno spacco praticato su un ramo giovane. Se nel giro di un anno lo spacco si richiudeva era segno che il bambino sarebbe guarito, altrimenti si poteva solo sperare in un altro tentativo. Fiorelli si preoccupa di mettere in risalto il carattere fresco e ingenuo della credenza popolare.

MIMMO FIORELLI | Info : tel.0804977782 | cel.3356733184 | e.mail: vittorio.fiorelli@unile.it | Via Gioia ZONA B/18/B Noci (BARI)

TUTTI I CONTENUTI SONO VISUALIZZABILI CON Internet Explorer 8 scaricalo qui: http://www.microsoft.com/italy/windows/internet-explorer/worldwide-sites.aspx

Home Page | Opere | New Opere | Galleria | Info arte | Contatti | Mappa del sito


Menu di sezione:


Torna ai contenuti | Torna al menu